Pizza fritta, specialità partenopea

Se la classica pizza rotonda è il simbolo gastronomico di Napoli, la pizza fritta può essere descritta come una specialità partenopea che racchiude in sé un significato storico del tutto particolare, in quanto figlia dei difficili anni del secondo dopoguerra quando in città mancavano forni ed ingredienti e perciò i napoletani pensarono bene di friggere nell’olio bollente lo stesso impasto della pizza tradizionale, dando così vita al fenomeno della pizza fritta.

Pizza fritta, specialità partenopea

Cenni storici

Come accennato, la pizza fritta nasce nel secondo dopoguerra, in una Napoli poverissima e distrutta. La pizza tradizionale era diventata un lusso, sia per l’assenza di forni e fornai, sia per il costo degli ingredienti della stessa pizza. Così si pensò di friggere nell’olio bollente l’impasto, che si gonfiava e dava la sensazione di maggiore sazietà, utilizzando gli unici due ingredienti a buon mercato dell’epoca, ovvero la ricotta che arrivava dalle campagne ed i ciccioli, lo scarto del grasso di maiale. La pizza fritta veniva preparata direttamente dai pizzaioli in casa nel loro giorno di riposo, per arrotondare le entrate domestiche. Poteva capitare anche che il pizzaiolo preparasse l’impasto e la moglie lo friggesse, per vendere poi la pizza fritta appena fuori dall’uscio di casa, che nei fatti era il cosiddetto basso napoletano, un monolocale dal basso soffitto e con l’uscio direttamente comunicante sulla strada. Cibo tipicamente popolare, era anche conosciuto come “a ogge a otto“, in quanto poteva essere pagato anche diversi giorni dopo la consumazione. Questa stessa frase venne utilizzata nella celebre interpretazione di Sofia Loren nel film L’oro di Napoli, nel quale la famosa attrice di Pozzuoli vestiva i panni di una venditrice di pizze fritte all’esterno della propria abitazione.

Pizza fritta, specialità partenopea

Dove mangiarla

Sicuramente a Napoli, dove la pizza fritta regala ancora il sapore e le sensazioni di un tempo. Tra i locali più celebri troviamo Pellone (Via Nazionale, 93). La pizza fritta di questa pizzeria, come quelle al forno, straborda dal piatto. Il disco di pasta viene farcito alla maniera classica, con ricotta, pepe, provola e cicoli (ciccioli, in dialetto), con l’aggiunta di un po’ di pomodoro. Starita (via Materdei, 27) è ritenuto uno dei migliori interpreti della pizza fritta a Napoli e da qualche tempo anche a New York nella sua nuova pizzeria statunitense. L’impasto è quello storico, lievitato per molto tempo, così come anche gli ingredienti sono quelli della tradizione. Oliva Da Concettina ai Tre Santi (via Arena alla Sanità, 7 bis) dove il giovanissimo Ciro Oliva, oltre alla versione classica della pizza fritta, quest’anno ha presentato una variante, ossia un ripieno di pizza fritta con zuppa di soffritto di Chianina: un piatto che risveglia le papille più assopite. La figlia del presidente (via del Grande Archivio, 23/24), Maria, figlia di Ernesto Cacialli noto per aver fatto provare la pizza fritta al presidente Bill Clinton in visita a Napoli durante il G7 nel 1994, continua la tradizione tramandatale dal padre e il suo è un ripieno fritto dalla taglia extra large. Pizzeria De’ Figliole (via Giudecca Vecchia, 39): nel cuore di Forcella sorge questa pizzeria dedita solo alla preparazione della pizza fritta. È una tappa obbligata per coloro che vogliono provare la classica pizza fritta avvolta nel foglio di carta assorbente giallo. Infine Zia Esterina Sorbillo (piazza Trieste e Trento, 53) è oggi un must per chi vuole provare la pizza fritta napoletana. Impasto con farina bio 0, sei ingredienti, tutti di altissima qualità ed un prezzo fisso (3,50 euro) per avere un’esperienza completa su questo gioiello gastronomico della tradizione partenopea.

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